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Polizia boliviana ostacola lavoro parlamentare del MAS

La Paz, 13 nov (Prensa Latina) La senatrice Adriana Salvatierra ha denunciato oggi che la Polizia Boliviana ostacola il gruppo eletto del Movimento Al Socialismo (MAS) affinché non entri nell'Assemblea Legislativa. 

 
La denuncia è stata pubblicata in vari mezzi di stampa locali, dove si sottolinea che Salvatierra, che ha rinunciato alla presidenza della Camera dei Senatori, non l’ha fatto con il suo incarico di senatrice per il MAS. 
 
La senatrice ed altri colleghi parlamentari hanno cercato successivamente di entrare nell’Assemblea Legislativa ma l’entrata è stata impedita loro dalla Polizia, precisano i mezzi di comunicazione. 
 
Il movimento che ha portato Evo Morales alla presidenza, ha la maggioranza nel Legislativo, e cerca di riunirsi per respingere la lettera di rinuncia di Evo e chiedere il suo ritorno dal Messico, affinché assuma nuovamente l’incarico. 
 
Mentre Morales, in una conferenza stampa a Città del Messico, al mezzogiorno di oggi, ha affermato che se “il suo popolo” gli chiede di ritornare lui lo farà per realizzare quello che ha chiamato un “dialogo nazionale”. 
 
D’altra parte, c’è molta tensione nella piazza Murillo, dopo una denuncia del gruppo dei MAS dell’impedimento che hanno per entrare nell’Assemblea Legislativa dovuto ad un cordone della polizia ed allegano che non permettono il passo all’edificio della Banco Minerario, sotto l’argomento che esisterebbe una minaccia di bomba. 
 
Fonti che hanno chiesto l’anonimato assicurano che i seguaci dell’autoproclamata presidentessa Jeanine Áñez tentano di ostacolare il lavoro del gruppo del MAS e la sua partecipazione alle prossime elezioni presidenziali. 
 
Questi mercoledì notizie di stampa assicurano anche che membri delle federazioni “cocalere” di Cochabamba hanno iniziato un blocco degli accessi a quell’urbe, come parte di una gran manifestazione convocata per domani. 
 
I mobilitati nella capitale boliviana in ripudio all’autoproclamata Jeanine Añez, come presidentessa interina del paese, hanno condannato davanti alle telecamere di Telesur la presenza di franco tiratori per le strade, ed assicurano che la destra vuole la morte delle comunità originarie. 
 
La Difesa del Popolo della Bolivia ha confermato oggi che cinque persone sono morte tra l’11 ed il 12 novembre nel contesto della crisi che vive il paese, dopo il golpe di Stato contro il governo costituzionale di Evo Morales. 
 
Ha puntualizzato che due persone sono morte a La Paz, due a Cochabamba ed una a Potosí, quattro di loro per impatto di pallottola durante l’intervento congiunto delle forze armate e della Polizia Boliviana, ed uno per asfissia da strangolamento. 
 
La Difesa lavora nella raccolta di informazione per identificare uno dei corpi, ha specificato. 
 
Nonostante, la popolazione riporta cifre più alte di morti e feriti come parte della repressione sfrenata contro i manifestanti pro Evo. 
 
 
 
Ig/lb

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