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Bolivia, 15 giorni dopo il golpe di Stato

La Paz, 25 nov (Prensa Latina) Persistenti mobilitazioni a Cochabamba, voci che si alzano contro la repressione e la promulgazione di una legge per nuove elezioni disegnano oggi parte del panorama complesso della Bolivia, 15 giorni dopo il golpe di Stato. 

 
“Stiamo vivendo un’epoca di terrore”, ha affermato Sonia Brito, deputata del Movimento Al Socialismo (MAS), forza politica che ha guidato i destini del paese negli ultimi 13 anni. 
 
Perseguono i dirigenti del MAS, ha affermato la legislatrice in dichiarazioni ad una radio locale. La stessa deputata ha affermato in seguito che in totale 68 autorità in livelli differenti sono state obbligate a rinunciare nel contesto del complotto del 10 novembre. 
 
Allo stesso modo, si è pronunciato dal Brasile l’ex cancelliere Diego Pary, che ha partecipato nel VII Congresso del Partito dei Lavoratori (PT). 
 
“Ora la cosa più importante è raggiungere la pacificazione e risolvere la crisi per la via elettorale”, ha detto Pary in riferimento alla promulgazione da parte del governo golpista questa domenica di una legge che convoca a nuove elezioni, annulla quelle vinte da Evo Morales il 20 ottobre e vieta la sua candidatura. 
 
Per il cancelliere costituzionale questa legge deve essere accompagnata da garanzie. “Non ci sono garanzie per il ritorno di Evo” in Bolivia, ha sottolineato insistendo sul ruolo dell’Organizzazione degli Stati Americani (OSA) ed in che “abbiamo un governo de facto che si sta consolidando”. 
 
Da parte sua, attraverso un messaggio nella rete sociale Twitter, Morales si  è dispiaciuto che i gruppi di scontro dell’autoproclamata presidentessa Jeanine Añez a La Paz aggrediscano cittadini e familiari delle vittime che pretendono presentare le loro denunce di violazioni dei diritti umani. 
 
Due dei principali istigatori alla violenza e responsabili del golpe di stato di due settimane fa, Luis Fernando Camacho e Marco Pumari, hanno già esposto che non scartano la possibilità di partecipare ai prossimi suffragi, perfino come un binomio presidenziale. 
 
La repressione di militari e poliziotti ha lasciato più di una trentina di morti e centinaia di feriti. 
 
Ig/dfm

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