giovedì 18 Aprile 2024
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Fidel Castro ed il suo lascito, evocazioni dagli Stati Uniti

Fidel Castro è stato una guida politica e spirituale, il cui lascito rivoluzionario è ancora vivo, ha detto oggi l'attivista statunitense Benjamin Chavis, in un pannello realizzato a Washington sul leader cubano. 

 
Ringrazio a Dio per Fidel Castro, ha detto il lottatore afroamericano per i diritti civili che ha risaltato che lo spirito del rivoluzionario del paese caraibico è un promemoria che ancora rimane molto lavoro da fare nel 2019 a favore delle cause che lui ha difeso. 
 
Durante l’evento, che si è svolto nell’Ambasciata di Cuba a Washington con motivo di compiersi questo lunedì il terzo anniversario della scomparsa fisica dal leader rivoluzionario, Chavis ha celebrato l’importanza del processo diretto da Fidel Castro a livello internazionale. 
 
In questo senso, ha affermato che la Rivoluzione della nazione antillana iniziata il 1º gennaio 1959 non solo ha avuto un carattere liberatore per i cubani, ma anche per i popoli dell’Africa e dei Caraibi, e per le persone che lottavano per la giustizia sociale negli Stati Uniti. Chavis ha fatto in riferimento, in questione, alla presenza cubana in Africa nella lotta contro l’apartheid. “Quando Fidel ha inviato truppe cubane in Angola, ha cambiato la storia del mondo”, ha manifestato lo statunitense, attuale presidente e direttore esecutivo dell’Associazione Nazionale degli Editori dei Giornali. 
 
Una cosa è avere solo una retorica rivoluzionaria ed un’altra metterla in pratica, ha aggiunto Chavis, che ha risaltato quest’altra caratteristica del leader cubano, ed ha fatto riferimento all’importanza che le generazioni più giovani conoscano “tutto il suo viaggio, la sua storia, il suo genio”.               
                                     
Per l’attivista Cheryl LaBash, il lascito di Fidel Castro radica nell’idea che tra tutti possiamo costruire un mondo migliore, che è possibile e necessario. 
 
Davanti ad amici del paese caraibico e lavoratori della missione diplomatica, la co-direttrice della Rete Nazionale di Solidarietà con Cuba ha menzionato i successi della Rivoluzione ed i suoi apporti ad altre nazioni sotto la conduzione del suo leader storico. 
 
Ha ricordato che in settembre del 2000, quando ha saputo che il leader cubano avrebbe dato un discorso nella Chiesa Riverside di Harlem, ha guidato circa 10 ore fino a New York per ascoltarlo, ed ha segnalato che lì Fidel Castro ha parlato della Scuola Latinoamericana di Medicina (ELAM) de L’Avana, dove si sono laureati più di 200 giovani statunitensi. 
 
L’ELAM è stato un progetto di Fidel, la sua idea, parte dell’internazionalismo cubano, ha sottolineato LaBash, che ha parlato anche del lavoro della Brigata Medico Internazionale Henry Reeve, che accorre a luoghi del mondo colpiti da disastri; o dal metodo di alfabetizzazione “Io sì puedo”, tra gli altri risultati dell’isola.                      
                          
A sua volta, l’avvocata cubana-americana Magda Montiel ha raccontato aneddoti dei suoi incontri col leader cubano e la persecuzione a cui è stata sottomessa a Miami, in Florida, dopo diffondersi un video nel quale le dava un bacio sulla guancia a Fidel durante la I Conferenza su Nazione ed Emigrazione celebrata a L’Avana nel 1994. 
 
Frutto delle sue interazioni e dell’esperienza vissuta a causa di questo fatto è il libro Kissing Fidel: a Memoir of Political Persecution in the United States (Baciare Fidel: una memoria di persecuzione politica negli Stati Uniti) che sarà pubblicato il prossimo anno, dopo aver ricevuto un riconoscimento come opera di non fiction nell’Università dell’Iowa.                          
                                  
Inoltre, Nefta Freeman, membro anche del movimento di solidarietà con Cuba negli Stati Uniti, ha detto che il Comandante in Capo della maggiore delle Antille è una di quelle persone meritevoli di gratitudine per quanto ha dato al mondo. 
 
Ha sostenuto che nella decade degli anni ‘90 e nei primi anni del XXI secolo ha considerato molto necessaria la lettura delle trascrizioni dei discorsi pronunciati da Fidel Castro, nei quali faceva grande analisi circa il momento che si stava vivendo. 
 
Freeman, che è organizzatore del Comitato Internazionale Pace, Giustizia e Dignità dei Popoli, emerse, per esempio, le sue opinioni sul debito estero dei paesi in via di sviluppo o le sue azzeccate allerte sui pericoli che affrontava l’ecosistema in una conferenza dell’ONU celebrata a Rio de Janeiro, in Brasile, nel 1992.                                        
                                           
Dopo ascoltare le presentazioni dei quattro pannellisti, come gli interventi dei membri del pubblico che espressero i loro propri criteri sul lascito del lottatore rivoluzionario, l’ambasciatore cubano negli Stati Uniti, Josè Ramon Cabañas, ha segnalato che nell’isola esiste il sentimento “che Fidel ci appartiene”. 

Martha Andres Roman, corrispondente di Prensa Latina negli Stati Uniti

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