lunedì 15 Aprile 2024
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Afroamericano, il rischio addizionale di morire per la pandemia

Come le malattie opportuniste che condizionano oggi la possibilità di contrarre COVID-19, essere afroamericano è un rischio potenziale addizionale per ammalarsi e perfino di morire per la pandemia che scuote gli Stati Uniti. 

 
Certo è che il coronavirus SARS-Cov-2 evidenzia che non distingue. Attacca tutti senza pensare in caste né lignaggi. In tutto il mondo da principi, primi ministri, artisti famosi, rinomati sportivi, artisti fino a persone senza casa, sono stati infettati. 
 
Tuttavia, alcuni dati evidenziano che, sebbene COVID-19 è un nemico senza volto disposto a cadere su qualsiasi mortale, “molti statunitensi afrodiscendenti sono in maggiore rischio davanti al COVID-19”, ha affermato in un’intervista con CBS il chirurgo generale del paese ed uno dei portavoci del governo in temi di salute, Jerome Adams. 
 
Poco tempo fa, il quotidiano The Washington Post ha pubblicato un articolo con il titolo “4 ragioni per le quali il coronavirus sta colpendo tanto forte nelle comunità afroamericane”. 
 
L’analisi ha segnalato che il nuovo coronavirus “sembra stare colpendo -ed  uccidendo – gli statunitensi afrodiscndenti ad un ritmo sproporzionatamente alto in paragone con gli statunitensi bianchi”. 
 
Gran parte delle contee di afroamericani possiedono tre volte il tasso di infezioni e quasi sei quello di decessi in paragone con le contee dove risiedono i bianchi. 
 
“Perché tre o quattro volte in più nella comunità afrodiscendente in paragone con altre persone?”, si è chiesto il presidente Donald Trump in una riunione del gruppo sul COVID-19 nella Casa Bianca, dove ha specificato “non ha senso, e non mi piace”. 
 
Tuttavia, sulla base di quello che si sa sulle disuguaglianze in molte comunità afroamericane, ha invece senso che questo gruppo di popolazione sia uno dei più colpiti dall’attuale crisi sanitaria. 
 
Per esempio, i maggiori tassi di malattie opportuniste e minore accesso all’attenzione medica è la prima ragione di quanto succede. Secondo le statistiche, gli statunitensi afrodiscendenti hanno i più alti indici di ipertensione, disturbi cardiaci, diabete e malattie polmonari. 
 
“Le disparità nella salute sono esistite sempre per la comunità afroamericana, ma qui, di nuovo, con la crisi di adesso, sono aumentate enormemente”, ha ammesso Anthony Fauci, direttore dell’Istituto Nazionale di Allergia e Malattie Infettive. 
 
Uno studio degli Istituti Nazionali di Salute del 2014 aveva rivelato che gli ospedali dei quartieri prevalentemente di accondiscendenti sono più propensi a chiudere rispetto a quelli situati nei quartieri dei bianchi. 
 
“Non abbiamo accesso all’attenzione medica e se l’abbiamo è probabile che sia della peggiore qualità”, si è dispiaciuto Uché Blackstock, che lavora in un centro di emergenza di Brooklyn. 
 
Un’altra delle ragioni che offre The Washington Post è che gli afroamericani sono più esposti al contagio perché nella loro maggioranza assumono i denominati lavori “essenziali” e peggio rimunerati. 
 
In questo senso, relazioni dell’Ufficio di Statistiche Lavorative degli Stati Uniti compilati dal Centro per il Progresso Americano, denunciano che il gruppo degli afroamericani è molto rappresentato nel settore dei servizi e negli alberghi, come in mestieri come autisti, soprattutto tassisti, in comparazione con la popolazione totale del paese. 
 
La principale azione per evitare la propagazione del virus è il distanziamento sociale, fatto che non possono applicare la maggioranza degli afroamericani perché hanno più probabilità di vivere in aree densamente popolate ed in situazioni di abitazione di molte generazioni insieme, argomentano gli esperti. 
 
Per loro è allarmante, ma non sorprendente, che gli afrodiscendenti negli Stati Uniti portino sulle loro spalle un carico più pesante di malattie croniche e siano specialmente meno resistenti al COVID-19 ed è possibile -di fatto, probabile – che anche contribuisca il peso dei problemi sociali. 
 
Deisy Francis Mexidor, giornalista di Prensa Latina 

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