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Cepal esige garantire i diritti della donna nella ripresa dopo COVID-19

Santiago del Cile, 12 giu (Prensa Latina) Davanti alla recrudescenza della disuguaglianza di genere con la pandemia della COVID-19, la Cepal ha fatto un appello per adottare politiche pubbliche urgenti integrali per una ripresa economica che garantisca i diritti delle donne. 

 
Da questa capitale, la segretaria esecutiva della Commissione Economica per America Latina ed i Caraibi (Cepal) Alicia Barcena, ha fatto questo appello intervenendo in una conferenza virtuale sui diritti umani delle donne e sulle sfide davanti alla pandemia, organizzato dal Senato del Messico. 
 
Barcena ha sottolineato che sono necessarie politiche per garantire l’uguaglianza di genere ed i diritti delle donne, specialmente dei giovani, che includano stabilire un’entrata basilare di emergenza per sei mesi, equivalente ad una linea di povertà e rinforzare il finanziamento dei servizi integrali contro la violenza di genere. 
 
Ha considerato importante anche la partecipazione delle donne in settori strategici di recupero economico, come turismo e servizi, proteggere le emigranti, ed appoggiare le imprenditrici delle piccole e medie imprese con finanziamento. 
 
L’alta funzionaria dell’ONU ha segnalato che “l’impatto sociale della pandemia ha il volto di una donna”, ed ha ricordato che la caduta economica della regione nel 2020 sommerà 12 milioni di persone in più alla disoccupazione ed aumenterà la povertà fino ad arrivare ad un totale di 215 milioni. 
 
Calcoli della Cepal prevedono che 110 milioni di donne nella regione si troverebbero nella povertà, soprattutto perché il 54,3% lavora in settori con salari precari, senza impieghi formali né accesso alla protezione sociale. 
 
Ciò peggiora perché la quarantena per la COVID-19 propizia la violenza di genere, limita l’accesso delle donne ai servizi di salute, ed approfondisce la crisi delle attenzioni, specialmente per le donne delle case con entrate minori, mentre persiste la discriminazione salariale di genere. 
 
Barcena ha segnalato che “il telone di fondo della pandemia è la cultura del privilegio che naturalizza le disuguaglianze, la discriminazione ed abborda l’equità e non l’uguaglianza con un messa a fuoco assistenzialista e non di empowerment e per ciò questa crisi deve condurre ad un cambiamento nel modello di sviluppo”. 
 
Ha aggiunto che si devono “disfare i quattro nodi della disuguaglianza di genere”, fatto che suppone avanzare verso stili di sviluppo che garantiscano l’uguaglianza delle donne, e passare da una rigida divisione sessuale del lavoro e da un’ingiusta organizzazione sociale dell’attenzione verso la ridistribuzione del tempo, dei lavori e delle opportunità. 
 
Inoltre, bisogna passare “da modelli culturali patriarcali, discriminatori e violenti e dal predominio della cultura del privilegio ad una cultura dei diritti e dell’uguaglianza. E passare della concentrazione del potere alla democrazia paritaria”. 
 
Ig/rc

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