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Problemi tecnici nel primo giorno del giudizio di estradizione di Assange

Londra, 7 set (Prensa Latina) Problemi con le connessioni remote hanno obbligato a sospendere in forma intempestiva la seconda parte del giudizio di estradizione negli Stati Uniti del fondatore di Wikileaks, Julian Assange, riannodato oggi in un tribunale britannico. 

 
La decisione di concludere l’udienza è stata presa dalla giudice Vanessa Baraitser davanti all’impossibilità di stabilire una connessione remota di qualità con l’accademico statunitense, Mark Feldstein, che sarebbe stato il primo testimone citato a dichiarare per la difesa. 
 
Minuti prima che si tagliasse l’audio della videoconferenza, Feldstein ha affermato che negli Stati Uniti non esistevano precedenti che un giornalista od un editore fossero stati giudicati per pubblicare informazioni classificate. 
 
Secondo il professore di giornalismo dell’Università del Maryland, il primo emendamento della costituzione statunitense protegge questo tipo di pubblicazioni, e che nel suo paese ci sono giornalisti specializzati in temi di sicurezza nazionale il cui lavoro dipende dalle filtrazioni del governo. 
 
Prima di dare per conclusa la sessione, Baraitser ha respinto una petizione presentata dalla squadra di difesa di Assange per posporre il giudizio di estradizione. 
 
Come ha detto, l’avvocato Mark Summers, il suo cliente non aveva avuto tempo di leggere i documenti relativi alle nuove accuse fatte dalla procura statunitense, che pretende ora di vincolarlo con una supposta cospirazione con l’ex analista di Intelligenza, Chelsea Manning, per accedere ad un computer del Pentagono, e rubare articoli diplomatici ed informazioni delle guerre in Iraq ed in Afghanistan. 
 
Si allega inoltre, che a partire dalla testimonianza di informatori, che Assange si è messo in contatto con pirati informatici internazionali, ed ha chiesto loro che gli somministrassero informazioni classificate per pubblicarle su Wikileaks. 
 
La giudice britannica ha considerato che la squadra legale del ciber-attivista australiano ha avuto il tempo sufficiente per sollecitare una nuova proroga, ma non l’ha fatto, per questo ha considerato il tema concluso ed ha ordinato di continuare col processo. 
 
Assange ha assistito all’udienza nel tribunale londinese di Old Bailey, ma come nella prima parte del giudizio celebrata nel febbraio scorso, è dovuto rimanere in un cubicolo con vetri al fondo della sala, custodito da due guardie di sicurezza, e senza avere contatto coi suoi avvocati. 
 
Nella trasmissione abilitata per la stampa, è stato focalizzato dalle telecamere quando la giudice gli ha chiesto che si identificasse, e quando gli ha domandato se era preparato per essere estradato negli Stati Uniti, e lui ha risposto di “no”. 
 
Il giudizio di estradizione che è incominciato nel febbraio scorso ma dopo è stato sospeso per la pandemia della COVID-19, potrebbe durare fino a tre settimane, ed è molto probabile che la parte che perde faccia ricorso al verdetto. 
 
Se sarà consegnato alla giustizia statunitense, il fondatore di Wikileaks potrebbe essere condannato a 175 anni di carcere, a partire dalle accuse di spionaggio e pirateria informatica che gli sono imputati, per avere pubblicato sul suo portale centinaia di migliaia di archivi segreti della diplomazia e dell’esercito statunitense. 
 
Dozzine di seguaci di Assange, tra loro suo padre, John Shipton e la disegnatrice di moda Vivienne Westwood, si sono riuniti nelle vicinanze del tribunale londinese per esigere la sua liberazione, e denunciare la natura politica del giudizio. 
 
Ig/nm 

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