sabato 20 Aprile 2024
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I continui scontri peggiorano la situazione nel nord della Siria

I continui scontri tra gruppi estremisti ed il più recente attacco missilistico di Israele, peggiorano la situazione nel nord della Siria e oggi allontanano ogni possibile trattativa di pace.

In questo contesto, l’ex Fronte Al Nusra, l’Isis e le cosiddette Forze Democratiche Siriane (FDS), mantengono conflitti tra di loro e contro l’Esercito governativo nelle regioni delle province di Raqqa, Aleppo, Hama, Homs e Deir ez-Zor.

I dati e le evidenze, diffusi dalla stampa, sia da fonti ufficiali siriane che russe, e sui social, menzionano anche che Mosca ha rinforzato le truppe della Polizia Militare e cerca di mitigare la situazione, soprattutto nella zona della cittadina di Ain Issa, nel nord di Raqqa e dove i combattimenti sono particolarmente intensi.

Allo stesso modo, le fonti citano che un nuovo convoglio militare statunitense proveniente dal cosiddetto Kurdistan iracheno, ad est della provincia di Hasaka, è entrato in territorio siriano, scortato da elicotteri e membri delle FDS per distribuire equipaggiamento nelle 13 basi illegali che gli Stati Uniti hanno installato nella regione.

Nelle ultime 24 ore, secondo i reportage, il coordinamento tra queste azioni e il più recente attacco missilistico israeliano nell’area di Abukamal, al confine nord-est con l’Iraq e nelle vicinanze del campo profughi di Al Hol. 

A proposito di quest’ultimo luogo e in un recente intervento presso le Nazioni Unite, il Vice Ministro degli Esteri siriano e rappresentante del suo Paese nell’organizzazione, Bashar Jaafari, lo ha definito come un covo di terroristi ed estremisti, che richiede un’azione internazionale decisa e urgente.

Siria, ha precisato nelle sue parole, sostiene gli sforzi nella lotta al terrorismo e per eliminare le fonti di finanziamento per queste organizzazioni, ma la politica della doppia morale di diversi Stati membri crea un ambiente favorevole alla continuazione, alla crescita e alla diffusione dell’estremismo. 

D’altronde, la mancanza di sicurezza e i continui attacchi hanno provocato che migliaia di persone abbiano dovuto abbandonare i propri luoghi di origine e, dallo scorso dicembre, la morte di oltre 1.200 persone, tra cui 230 tra donne e bambini, secondo varie fonti.

Allo stesso tempo, gli scontri si estendono a diverse aree della provincia di Idlib e del deserto di Al Badiya, dove gli attacchi di gruppi estremisti, come l’ex Fronte Al Nusra, il Partito Islamico del Turkestan e l’Isis, nonostante le varie scaramucce tra loro, mantengono attacchi continui contro le posizioni dell’esercito siriano.

 

Pedro Garcia Hernandez, corrispondente di Prensa Latina in Siria

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