giovedì 18 Aprile 2024
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Google e le sequenze di tasti della guerra cibernetica contro Cuba

Un semplice esercizio nel cyberspazio odierno dimostra una manipolazione interessata e ben distorta della visione che viene offerta da varie piattaforme su Cuba.

Quando sull’isola prevale la tranquillità quotidiana che l’ha caratterizzata per decenni, in quegli spazi si diffonde un’altra realtà, quella virtuale, lontana dall’ambiente caloroso, umido e normale di questo giovedì.

Google ne è un esempio, soprattutto perché è il motore di ricerca più utilizzato sul Web, consultato ogni giorno da milioni di persone.

La proprietà della società americana Alphabet Inc. ha applicazioni vietate agli utenti cubani, a causa delle disposizioni del bloqueo imposto all’isola caraibica dagli Stati Uniti.

Ma forse non è ingiusto affermare, inoltre, che in base a tali precetti, le prestazioni di Google sono parziali in termini di diffusione di informazioni su Cuba.

Bastano pochi tasti sul computer per verificarlo. Se scrivi la parola “proteste” potresti arrivare a credere, ed è questa la scommessa, che a Cuba le rivolte come quelle avvenute l’11 e il 12 luglio non si fermano.

Voz de America, The Washington Post, The New York Times, Nuevo Herald, tutti statunitensi, sono quelli che risultano, insieme all’agenzia spagnola EFE, alla BBC britannica e ad altri media anti-cubani con sede fuori dall’isola caraibica.

Altre sequenze di tasti lo confermano: “Proteste su Saturno”, “Proteste sulla Luna”, per citare due esempi, portano immancabilmente a Cuba.

Twitter, la società di microblogging che si vanta di essere severa contro l’uso di robot e altri metodi automatici utilizzati per diffondere e moltiplicare i messaggi, è un’altra tappa di questa battaglia impari.

Sull’isola, numerosi giornalisti e media hanno visto chiudere i loro account da quella società con sede in California.

Ma Twitter ha aperto le sue porte l’11 e il 12 luglio quando milioni di messaggi robotici hanno invaso lo spazio incitando alla violenza e alle proteste di piazza nella geografia della maggiore delle Antille.

Allo stesso tempo, istituzioni e media in questo paese sono sotto il collimatore di una guerra cibernetica non dichiarata, secondo una denuncia della vicepresidentessa dell’Unione dei Giornalisti cubani, Rosa Mirima Elizalde.

Un esperto di tecnologie applicate alla comunicazione ha riferito di attacchi al sito Cubadebate, replicati anche contro le pagine ufficiali della Presidenza della Repubblica, dei Ministeri degli Esteri e del Ministero dell’Economia e della Pianificazione.

Orlando Oramas Leon, giornalista di Prensa Latina

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