venerdì 19 Aprile 2024
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In Messico si applica una diplomazia per il Sud

Il presidente del Messico, Andrés Manuel López Obrador, non risulta essere un fan dei viaggi internazionali.

 

All’inizio del suo mandato, inoltre, non ha dimostrato grande interesse per le relazioni estere, affermando che “la migliore politica estera è quella interna”. Un onorevole senso delle priorità. Ma insieme al suo ministro degli esteri, Marcelo Ebrard, AMLO è riuscito dal 2019 a installare una diplomazia attiva più focalizzata sull’America Latina e sui Caraibi, un vero contrasto con i suoi predecessori.

 

Dopo l’elezione di AMLO, quando le forze oscure hanno dominato la regione, i membri del Palazzo Nazionale e dell’edificio Tlatelolco sono stati fondamentali per ripristinare le speranze di integrazione, contribuendo alla stabilità politica e alla solidarietà regionale.

 

Dopo Hugo Chávez, l’America Latina non aveva avuto un governo così deciso. Diversi momenti scandiscono l’attuale gestione diplomatica del Messico: dal ruolo esercitato per i momenti di tensione dopo il golpe in Bolivia, nel novembre del 2019, concedendo asilo politico al presidente Evo Morales, evitando così una tragedia più grande.

 

Allo stesso modo, la solidarietà espressa a Cuba denunciando il bloqueo degli Stati Uniti in più occasioni e inviando aiuti umanitari per sostenere la più grande delle Antille di fronte alla pandemia.

 

Per quanto riguarda Venezuela, mentre alcuni leader di destra pensavano di ottenere risultati con dubbie intenzioni, Andrés Manuel López Obrador ha sempre difeso il principio dell’autodeterminazione dei popoli. Poi ha offerto – di recente – la sua collaborazione e il suo paese come quartier generale affinché si possano sviluppare i negoziati tra il governo di Nicolás Maduro e l’opposizione venezuelana. Messico si assume dei rischi a favore del dialogo e della stabilità e rafforza la sua leadership regionale.

 

Durante l’attuale crisi pandemica della COVID-19, Messico ha voluto dimostrare l’importanza della prospettiva integrazionista, firmando, insieme all’Argentina di Alberto Fernández, un accordo di produzione di vaccini che prevede la distribuzione nella regione di 250 milioni di dosi contro il coronavirus.

 

Uno sforzo congiunto tradotto nella capacità dei nostri paesi di agire e fissare obiettivi di fronte alle sfide comuni. I governi progressisti dimostrano ancora una volta l’esempio, il modo e l’importanza della cooperazione.

 

In tema di integrazione, tradizionalmente gli sforzi maggiori non vengono dai colossi del continente, ma questa volta la diplomazia messicana ha realizzato ciò che negli ultimi anni non esisteva, riattivando il dialogo politico regionale. Ha dato nuovo impulso alla Comunità degli Stati dell’America Latina e dei Caraibi (CELAC) che era stata messa da parte dai governi conservatori della regione.

 

Guardando più a sud che a nord, neutralizzando un’OSA dannosa e screditata, Messico apre una nuova fase per l’integrazione regionale.

 

Messico ci sta mettendo tutto il suo apporto, la visione e restituisce chiarezza. L’America Latina e i Caraibi devono seguire le dinamiche intraprese e comprendere che una regione integrata sarà positiva per il suo sviluppo, utile per i suoi popoli e indispensabile per le generazioni future. Messico ha la magia, ha detto Chavela Vargas, cerchiamo la magia.

 

Pierre Lebret, politologo, latinoamericano, esperto di cooperazione internazionale

 

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