mercoledì 17 Aprile 2024
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USA: democrazia in crisi a un anno dall’assalto al Campidoglio

L'essenza dell'assalto al Campidoglio degli Stati Uniti da parte dei sostenitori dell'ex presidente Donald Trump, esattamente un anno fa, il 6 gennaio, dimostra la crisi di legittimità esistente nel sistema politico statunitense.

Lo ha confermato il ricercatore Jorge Hernández, del Centro di Studi Emisferici e Statunitensi dell’Università de L’Avana, che in un’intervista a Prensa Latina ha affermato che il fatto riflette come la struttura politica della nazione del nord non funzioni bene come pensavano gli statunitensi.

La più grande conquista che esibiva Washington era il suo sistema federalista, basato sul bipartitismo, con un forte esecutivo centrale guidato dal presidente, governi statali e una struttura in cui il legislatore stabilisce controlli ed equilibri, ha spiegato l’esperto.

Tuttavia, senza fare affidamento su quelle istituzioni, migliaia di “trumpisti” arrabbiati hanno preso d’assalto la sede del Congresso il 6 gennaio 2021 per impedire con la forza la certificazione della vittoria del democratico Joe Biden alle elezioni del novembre del 2020.

La posizione egocentrica di Trump, accanito sul fatto che ci fosse stata una frode, sebbene ciò non sia mai stato dimostrato, palesa che non voleva lasciare la Casa Bianca, e non poteva resistere alla realtà di essere stato sconfitto e rifiutato dalla maggioranza, ha detto Hernández.

Ha fatto notare che, poiché l’allora presidente ha ottenuto il sostegno di oltre 70 milioni di cittadini, si sentiva in grado di mantenere una posizione capricciosa e nell’attacco al Campidoglio i suoi seguaci volevano imporre il loro desiderio su chi dovesse governare.

Si tratta di un evento senza precedenti per il modo in cui si è svolto, ha precisato l’analista, pur ricordando che in passato ci sono state anche proteste sui risultati elettorali, come nel 1960 la disputa tra John F. Kennedy e Richard Nixon e poi nel 2000 tra George W. Bush e Al Gore.

Secondo il ricercatore cubano, una situazione come quella vissuta nella capitale statunitense un anno fa potrebbe ripetersi in termini di sfide alle elezioni, come è già avvenuto.

Tuttavia, per quanto riguarda il modo violento in cui ciò si è riflessa, con persone a torso nudo, piene di odio e identificate con i simboli nazisti, è probabile che non si ripeterà a breve termine, fatto però che non nega l’esistenza di una crisi di legittimità politica del sistema, ha sottolineato.

A distanza di 12 mesi dell’accaduto, infatti, ancora migliaia di statunitensi, per lo più repubblicani, dubitano della vittoria di Joe Biden alle urne, come rivela un recente sondaggio dell’Università del Massachusetts.

Nel dialogo con Prensa Latina, Hernández ha ricordato come Trump continui a essere un catalizzatore di conflitti interni alla società statunitense, guadagnandosi il sostegno di settori di estrema destra e ultraconservatori e mettendo in chiaro la sua posizione fascista, marcata da un razzismo molto preoccupante.

Quelle idee, lungi dallo scomparire dopo l’elezione di Biden, persistono e senza il leader repubblicano alla presidenza “gli statunitensi stanno vivendo una spirale ideologica o culturale conservatrice, con la quale possiamo dire che esiste perfettamente il ‘trumpismo’ senza Trump”.

Redazione Nord di Prensa Latina

 

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