martedì 16 Aprile 2024
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Gli Usa ostacolano il lavoro di Prensa Latina all’ONU

L'Avana, 5 mag (Prensa Latina) Dall'insediamento di Prensa Latina presso la sede delle Nazioni Unite 60 anni fa, le restrizioni e le pressioni delle autorità statunitensi hanno influito sulla normale attività dei suoi corrispondenti nell'organizzazione mondiale.

L’ultima azione di questo tipo si svolge ora con l’estremo ritardo nel rilascio dei visti agli attuali rappresentanti di questa agenzia di stampa accreditata presso l’ONU, dopo due anni di richiesta.

La questione ha preso forza ieri quando l’Associazione dei Corrispondenti delle Nazioni Unite (UNCA) ha ritenuto inspiegabile il ritardo degli Stati Uniti nella consegna dei visti ai giornalisti cubani che lavorano alle Nazioni Unite dal 2017.

La presidente dell’UNCA, Valeria Robecco, ha definito inspiegabile questo ritardo, dopo oltre due anni di attesa senza ricevere risposta.

Il primo attacco contro Prensa Latina negli Stati Uniti avvenne nel 1960, quando il suo ufficio era a Washington e dovette trasferirsi a New York dopo che il suo corrispondente, Francisco V. Portela, è stato arrestato e successivamente rilasciato dagli agenti dell’FBI.

Mesi dopo, l’ufficio della cosiddetta Grande Mela è stato costretto a stabilirsi nella sede delle Nazioni Unite in questa città a causa delle persecuzioni subite dai suoi membri.

Da allora, pur essendo nella “Capitale del mondo”, i professionisti accreditati dall’organismo mondiale possono scrivere solo su questioni legate all’attività dell’ONU.

La lunga lista di azioni delle autorità statunitensi nei confronti di Prensa Latina ha incluso un’ampia gamma di restrizioni.

D’altra parte, i visti finora concessi ai corrispondenti dell’agenzia prevedono un unico ingresso nel territorio degli Stati Uniti e ogni volta che lasciano questo paese, per ferie o altro, devono chiedere il permesso alla sede dell’ambasciata a L’Avana, un processo che richiede sempre diversi mesi.

In un’occasione il Dipartimento di Stato ha negato il visto a due giornalisti accreditati presso l’ONU, decisione rettificata dopo le proteste nella sede di tale organizzazione ed in diversi paesi.

Fino a qualche anno fa, all’arrivo a New York, gli inviati dell’agenzia venivano inviati, senza motivo e per diverse ore, ad un ufficio immigrazione incaricato di “casi sospetti” di attività illegali.

Tutte queste azioni contro l’agenzia di stampa violano gli obblighi del governo degli Stati Uniti nella sua qualità di paese ospitante delle Nazioni Unite, applicando selettivamente ed arbitrariamente l’accordo sulla sede firmato a tale riguardo, a seconda dei suoi interessi politici.

Ig/vc

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