giovedì 18 Aprile 2024
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Ammettono la premeditazione nella richiesta finanziaria contro Cuba

Il CRF I Limited (fondo avvoltoio) ha ammesso la sua premeditazione di citare in giudizio la Banca Nazionale e la Repubblica di Cuba per mancati pagamenti, si legge in una nota pubblicata in questa capitale.

 

Il quotidiano Granma ha pubblicato un messaggio in cui sottolineava che durante la prima settimana del processo corrispondente alla causa intentata da CRF I Limited presso l’Alta Corte d’Inghilterra, le dichiarazioni dei testimoni hanno rivelato elementi che permettono di comprendere la posizione cubana.

Rappresentanti del fondo, interrogati dall’avvocato inglese che guida la difesa a favore del Banco Nacional de Cuba (BNC) e Repubblica di Cuba, ha ammesso che la causa è stata considerata come un’opzione davanti ai tribunali, dal momento che sono iniziati i passaggi per cercare di giudicare i titoli di debito attualmente in discussione.

Nel materiale probatorio presentato spiccano email e numerosi documenti che consentono una dettagliata descrizione dell’azione tipica dell’ente attore.

Con ciò l’identificazione delle azioni di un fondo avvoltoio. 

CRF ha cercato di acquisire illegalmente due titoli di debito cubani a basso prezzo, e ha posto possibili accordi con la BNC e la Repubblica di Cuba come unica opzione per evitare la causa davanti alla giurisdizione inglese.

Il CRF ha anche affermato di essere un legittimo creditore di due debiti contratti negli anni ’80, mentre la BNC e lo Stato cubano sostengono che il fondo non era e non è in questo momento un creditore di Cuba.

A sostegno della loro tesi, i ricorrenti hanno esibito, quale prova cardinale, il documento rilasciato da un funzionario della BNC, in cui si dava il presunto consenso della Banca e, quindi, di Cuba, al trasferimento dei diritti di creditore a favore di CRF.

Il funzionario cubano, incaricato di redigere e firmare il documento, cardine della pretesa del fondo avvoltoio, ha ammesso nella sua dichiarazione davanti alla Corte, in tempo reale da L’Avana, di essere consapevole di aver commesso un atto illecito che eccedeva i suoi poteri e le sue funzioni, e che, peraltro, non presentava i requisiti di legge per la sua validità.

Questo testimone ha anche riconosciuto che le sue azioni erano il risultato di una promessa di dono fatta da rappresentanti del fondo.

In ottemperanza alle vigenti procedure bancarie, per la formalizzazione del presente atto è richiesto un apposito tipo di documento con caratteri di sicurezza, la presenza di due firme di tipo A, nonché la sua iscrizione nel registro ufficiale delle cessioni di debito.

La difesa del BNC e della Repubblica di Cuba ha spiegato al giudice che nessuno dei tre requisiti era soddisfatto, il che ne invalida l’efficacia legale ed annulla le conseguenze che deriverebbero dalla sua emissione.

Da L’Avana hanno inoltre offerto le loro deposizioni due ex direttori della BNC e due lavoratori che svolgevano mansioni connesse all’operazione di trasferimento in discussione, e tutti hanno fornito elementi che confermano la nullità dell’atto emesso e le violazioni della procedura.

Inoltre, all’udienza dibattimentale è stato sostenuto che la BNC, ai sensi della normativa cubana, non ha il potere di agire per conto dello stato cubano, e di esprimere il proprio consenso alla cessione di un debito pubblico.

La presidentessa della BNC, Joscelin Río Álvarez, interrogata dall’avvocato che rappresenta il fondo avvoltoio, ha spiegato la procedura regolamentata ed i poteri conferiti alla Banca per questo tipo di operazione.

L’istituto finanziario, che dal 1997 non svolge il ruolo di Banca Centrale dello Stato, ricevuta la notifica da parte di un creditore che intende cedere i propri diritti sul debito pubblico è tenuta ad inviarla al Ministero delle Finanze e dei Prezzi, e questo, a sua volta, al Consiglio dei Ministri, nel suo ruolo di massimo organo del Governo della Repubblica di Cuba.

Da parte sua, il primo viceministro delle finanze e dei prezzi, Vladimir Regueiro Ale, ha affermato che in questo caso non vi è stata tale comunicazione, il che rafforza l’illegalità e l’assenza di conseguenze legali della presunta cessione addotta dal fondo avvoltoio.

 

Roberto Campo, giornalista di Prensa Latina

 
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