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Prigione militare Usa a Guantánamo, base di ingiustizie ed eccessi

Washington, 23 feb (Prensa Latina) Quando sembrava impossibile che il governo degli Stati Uniti potesse portare ulteriore ignominia alla base navale nel territorio illegalmente occupato di Guantánamo, a Cuba, l'enclave è diventata anche un centro di tortura.

 

Ventuno anni dopo che il presidente George W. Bush (2001-2009) vi aveva aperto una prigione, e 13 anni dopo la firma di un ordine esecutivo per il suo smantellamento da parte dell’allora presidente Barack Obama (2009-2017), più di 150 organizzazioni del paese del nord chiedono che la prigione, già famosa per i suoi molteplici e terribili abusi contro i detenuti, venga chiusa.

Un recente editoriale del Washington Post ha rilevato che “la sua esistenza espone gli Stati Uniti ad accuse di ipocrisia dei diritti umani, suggerendo che la promozione della libertà e della democrazia all’estero da parte della nazione è una finzione cinica per impegnarsi in un egoistico interventismo globale”.

La vergogna nazionale, come l’articolo chiamava la prigione, dal 2002 è servita da prigione per 779 uomini e ragazzi, molti dei quali hanno subito atrocità e quasi tutti sono stati privati di un’accusa formale o di un processo giudiziario.

 

Ig/ifs

 
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