giovedì 25 Aprile 2024
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Sulla democrazia diretta nella Cuba socialista

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Ernesto Che Guevara rifletteva una parte trascendentale della sua concezione della democrazia popolare rivoluzionaria nel suo saggio "El socialismo y el hombre en Cuba”, pubblicato sul settimanale Marcha, di Montevideo, il 12 marzo 1965.

Difendendo il suo criterio, secondo cui lo strumento di mobilitazione delle masse deve essere fondamentalmente di natura morale, ha evidenziato: “L’importante è che gli uomini stanno diventando sempre più consapevoli della necessità del loro inserimento nella società e, allo stesso tempo della loro importanza come motori dello stesso”. Nel perseguimento di questo obiettivo, le istituzioni rivoluzionarie, ha affermato, devono fuggire il più lontano possibile dai luoghi comuni della democrazia borghese, trapiantata nella società in formazione.
Appoggiandomi a queste idee del Che, affronto qui una breve storia delle forme adottate dalle istituzioni democratiche ed il mio concetto che al socialismo gli corrisponde una nuova forma di democrazia, in cui si raggiunga pienamente il carattere popolare dei suoi contenuti.
A questo proposito premetto che non esiste una democrazia assoluta e per sempre. Attraverso la storia si riconoscono vari tipi di democrazia. La “democrazia rappresentativa” è stata impiantata dalle rivoluzioni borghesi di tardo Settecento che sostituirono le monarchie feudali, dove il sovrano era il Re nominato per ispirazione divina e perpetuato nel potere per eredità di padre in figlio. La caratteristica principale della nuova democrazia, rivoluzionaria per l’epoca, era la dichiarazione che il sovrano non era più il Re, ma il popolo, e che questi esercitava il proprio potere attraverso rappresentanti eletti.
In breve tempo questi “rappresentanti”, in genere, si sono trasformati in burocrati legati ai partiti politici specifici, quelli sorti anche nel fervore della “democrazia rappresentativa”. In realtà, il popolo ha cessato di essere il sovrano ed i “rappresentanti” divennero i nuovi sovrani.
Sulla base dell’esperienza storica accumulata, le forze politiche e sociali progressiste hanno promosso varianti istituzionali per raggiungere la democrazia per tutti i cittadini. Nel rifiuto della democrazia rappresentativa, si formulano nuovi concetti, tra cui quello di “democrazia partecipativa” e “democrazia deliberativa”.
Nella “democrazia partecipativa” i cittadini esercitano non solo il voto elettorale, delegando ai rappresentanti le decisioni statali, ma anche prendono in considerazione la voce di coloro che sono interessati da tali decisioni, prima di renderle definitive.
La “democrazia deliberativa” fa un ulteriore passo avanti a favore dell’interesse popolare e non solo propone che le persone colpite siano ascoltate, ma delibera con loro le materie che saranno approvate dagli organi statali. La sua forma più sviluppata costituisce un dibattito nazionale, compresi i mass media, a cui partecipano funzionari statali, esperti e la cittadinanza, in modo da consentire la diffusione dei diversi criteri sul tema in discussione, prima della decisione finale.
Il mio criterio è che il socialismo è chiamato a creare una nuova forma di democrazia superiore alla “democrazia rappresentativa”, alla “democrazia partecipativa” ed alla “democrazia deliberativa”. Cioè, una “democrazia diretta” dove è definitivamente riconosciuto che in pratica il popolo è il sovrano e che non lo sono i suoi rappresentanti eletti. Non è sufficiente che i cittadini vengano consultati dai loro rappresentanti affinché poi siano loro a prendere le decisioni finali. La nuova democrazia socialista deve essere caratterizzata dal fatto che è il popolo che decide direttamente gli affari pubblici su questioni di politica interna ed esterna nonché di amministrazione nazionale e locale, e che gli accordi siano vincolanti per l’intera società, compresi i suoi rappresentanti, che devono rendere conto individualmente e rendere trasparenti le loro azioni di fronte ai cittadini.
La teoria e la pratica della Democrazia Diretta sono ancora agli inizi. Non c’è consenso tra le diverse legislazioni e gli autori circa il contenuto e le forme che può assumere. In sintesi, tra le sue modalità si possono individuare: il referendum, il plebiscito, la consultazione popolare, la revoca dei mandati, la presentazione dei risultati; l’iniziativa legislativa, popolare o cittadina; il diritto di petizione; la consultazione preventiva; l’assemblea del vicinato; il municipio aperto; l’udienza pubblica; l’auditing dei cittadini; il consiglio deliberativo; la progettazione partecipata; il consiglio di sicurezza dei cittadini; il colloquio individuale o di gruppo presenziale; il contatto telefonico; il difensore civico; la democrazia elettorale diretta; il veto e azioni pacifiche di piazza consentite dalle autorità competenti. Le moderne tecnologie dell’informazione facilitano la realizzazione di queste modalità.
La caratteristica principale della Democrazia Diretta è che le decisioni prese dagli elettori sono vincolanti, cioè sono di adempimento obbligatorio da parte dello stato e della società.
È necessario osservare i risultati della sua applicazione per rettificare i problemi che si presentano, ma io difendo che si tratta di un percorso per responsabilizzare la società civile negli affari pubblici, un obiettivo non ancora pienamente raggiunto nel socialismo.
I metodi della Democrazia Diretta non possono limitarsi all’ambito dello stato e devono riguardare anche i partiti politici e le organizzazioni sociali. Nel caso di Cuba, ratifico la necessità dell’esistenza di un partito politico unico e rifiuto i sistemi multipartitici, che sono un pessimo ricordo del passato nel XX secolo, prima del 1959. Il PCC può adattare la sua organizzazione e il suo funzionamento alla Democrazia Diretta, come le organizzazioni sociali e di massa.
Sono convinto che la stragrande maggioranza del popolo cubano, protagonista di una rivoluzione sociale veramente profonda e, a sua volta, formata da essa, è in grado di muoversi verso una Democrazia Diretta a contenuto socialista nel nostro paese.

Fidel Vascós González, collaboratore di Prensa Latina

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