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Gli Stati Uniti approfittano del conflitto a Gaza per rafforzare i propri piani egemonici

L'Avana, 16 ott (Prensa Latina) Gli Stati Uniti hanno rafforzato nei giorni scorsi la loro presenza militare in Medio Oriente nel contesto degli attacchi israeliani alla Striscia di Gaza dopo l'avvio dell'operazione “Al Aqsa Flood” da parte di Hamas.

Nell’ambito di questo rinforzo, la portaerei Gerald Ford (CVN-78) ed il suo gruppo di scorta composto da un incrociatore e quattro cacciatorpediniere sono arrivati nel Mediterraneo orientale, mentre altri gruppi si preparano ad arrivare in questa regione nei prossimi giorni.

Secondo il Dipartimento della Difesa, il CVN-78 con i suoi otto squadroni di attacco aereo e di supporto è scortato da un incrociatore missilistico e da quattro cacciatorpediniere lanciamissili.

Inoltre, la Casa Bianca ha confermato mercoledì scorso che il gruppo d’attacco della portaerei USS Dwight D Eisenhower (CVN-69) è partito il 14 ottobre dalla base navale di Norfolk, in Virginia, per il Mediterraneo, con l’obiettivo, secondo la fonte, “di evitare qualsiasi intervento dell’Iran nel conflitto”.

La portaerei è scortata da una nave da crociera e da tre cacciatorpediniere, tutti dotati di capacità di lancio missilistico, il che fornisce nuove capacità di difesa antiaerea e antimissile nella regione, a favore dell’invasore israeliano.

Secondo ABC News, sabato i funzionari dell’amministrazione Joe Biden hanno indicato che l’obiettivo è che questi gruppi agiscano “come forze deterrenti contro altri paesi che potenzialmente desiderano partecipare al conflitto tra Israele e Hamas”.

Nel frattempo, il comando militare statunitensi ha deciso di inviare rapidamente caccia F-15, F-16 e A-10 nella zona del conflitto.

Secondo il generale Michael “Erik” Kurilla, capo del Central Command (comando militare con responsabilità per il Medio Oriente), l’arrivo di questi mezzi è un forte segnale di deterrenza nel caso in cui qualche “attore ostile” a Washington voglia approfittarne la situazione attuale.

Informazioni provenienti da diverse pubblicazioni statunitensi, tra cui The New York Times e Stars and Stripes, riportano il trasferimento di truppe delle Forze per le Operazioni Speciali (FOE) in Israele e nelle basi europeo-americane.

Secondo il quotidiano britannico Daily Mail, i 2.400 membri della 26° Marine Expeditionary Unit (MEU) degli Stati Uniti – che costituisce anche la FOE – si stanno schierando in Medio Oriente.

Inoltre, altre unità sono state messe in allerta in “un paese europeo” vicino al Medio Oriente. Tra questi ci sono elementi della Delta Force dell’esercito che hanno già effettuato missioni di salvataggio di ostaggi.

Il tutto accompagnato da un vero e proprio trasporto aereo verso Israele dal territorio continentale degli Stati Uniti e dalle basi militari in Europa con munizioni e armi urgentemente richieste dal regime di Tel Aviv.

Gli esperti consultati da Prensa Latina concordano che questo movimento di truppe – finora limitato – potrebbe essere il preludio ad una più attiva partecipazione delle forze armate statunitensi all’aggressione israeliana contro i territori palestinesi, in particolare a Gaza e nelle zone adiacenti.

Inoltre, la presenza delle unità per le operazioni speciali potrebbe indicare un’eventuale partecipazione del Pentagono alle azioni di salvataggio delle persone rimaste nelle mani di Hamas, tra cui una ventina di statunitensi.

Ig/rgh

 

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