lunedì 15 Aprile 2024
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“È ingiusto collegare Cuba al terrorismo”, dice un ricercatore spagnolo

Il ricercatore spagnolo sui diritti umani, Carlos Martín Beristain, ha descritto in Bolivia, come estremamente ingiusto e discutibile l'inclusione di Cuba in una lista unilaterale degli Stati Uniti di paesi che sponsorizzano il terrorismo.

Autore di più di una dozzina di libri sull’argomento e vincitore di premi per il suo eccezionale lavoro internazionale, Martín ha dichiarato a Prensa Latina che “includere Cuba in questa lista unilaterale è estremamente ingiusto e criticabile nei confronti del governo degli Stati Uniti e dell’esecutivo dell’ex governo colombiano, presidente Ivan Duque (2018-2022)”.
Membro della Commissione Colombiana per la Verità e testimone dei colloqui di pace a L’Avana tra rappresentanti del governo e le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia – Esercito del Popolo, il dottore in psicologia sociale ha criticato la posizione di Duque.
“Questa lista fa parte di ciò che è cambiato ed è stato riattivato con la presa di posizione del governo dell’ex presidente Duque; paradossalmente è un paese che si è beneficiato dell’appoggio che Cuba ha dato ai colloqui di pace, ai quali ho partecipato”, ha detto in un’intervista esclusiva in partenza per l’Europa.

“Duque ha fatto sì che il nome di Cuba fosse riattivato in questa lista unilaterale, cosa che non merita altro aggettivo che intollerabile”, ha sottolineato.
Riguardo al bloqueo economico, commerciale e finanziario che gli Stati Uniti mantengono contro Cuba da più di sessant’anni, ha affermato che è la società civile che ne subisce le conseguenze.
“Senza medicine negli ospedali e senza altre risorse di cui la popolazione ha bisogno, queste ritorsioni costituiscono una violazione dei diritti umani”, ha affermato.
Riferendosi all’attuale situazione della giustizia nel mondo, ha sottolineato che questo è un momento chiave, in cui l’intera cultura della lotta per i diritti umani è in grave pericolo perché “sembra che nominare l’intollerabile non convochi all’azione”; “commuove ed è scioccante quello che sta accadendo in molte parti del mondo, come a Gaza, in Palestina”.
Lì prevale la violenza generalizzata e ciò di cui si discute è sul genocidio, ha aggiunto, sui crimini di guerra contro l’umanità.
“L’importante non è la questione della definizione, perché è un crimine intollerabile che bisogna fermare adesso”, ha insistito Martín, “chi paga è la popolazione di quel pezzo di Palestina, e ci deve essere una risposta adeguata in base a ciò che stabilisce la Legge Internazionale Umanitaria”.
Non si tratta solo di un’indagine su ciò che sta accadendo, ha detto, ma anche sul diritto del popolo palestinese ad esistere, ad avere il proprio territorio ed a costituirsi come Stato Indipendente.
“Vediamo che in molti luoghi coincide la negazione delle vittime, che mette in discussione una conquista storica dei popoli che considero molto pericolosa, perché sempre di più le strutture politiche più autoritarie guadagnano seguaci, voti, stanno controllando i mass media”, ha sottolineato.
Con tutto ciò, ha indicato, questi settori assumono un maggiore controllo politico di interi paesi; un rischio molto evidente, e molti dei meccanismi creati a livello internazionale come le Nazioni Unite, per esempio, vengono messi in discussione, limitati, attaccati direttamente, senza che vi sia la capacità di rispondere.
“È un momento difficile che invita tutti noi a difendere queste conquiste ed a non lasciarci trascinare dal crescente autoritarismo e dalla violenza in molti paesi”, ha concluso il prestigioso intellettuale.

 

Jorge Petinaud Martinez, corrispondente in Bolivia di Prensa Latina

 

 

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