venerdì 12 Luglio 2024
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Unità e integrazione, è stato l’appello del Forum Sociale della CELAC

Con un appello all’unità ed all’integrazione regionale come strumento essenziale per allontanarsi dalla tutela imperialista, si è riunito in Honduras il secondo Forum Sociale della Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici (CELAC).

Il Forum Sociale della CELAC si è svolto dal 27 al 29 giugno ed ha visto la partecipazione di oltre 400 organizzazioni politiche di sinistra e movimenti sociali dell’America Latina e dei Caraibi, come il Forum di San Paolo e il Gruppo di Puebla, tra gli altri.
Temi come la libertà di espressione contro le fake news, la lotta per l’autodeterminazione contro il colonialismo ed il neocolonialismo, ma anche seminari su donne e giovani, tavole rotonde tematiche su educazione, difesa della terra, dignità del lavoro e giudiziarizzazione della politica e molto di più, hanno focalizzato i dibattiti.
L’incontro si è svolto nel quadro della commemorazione del 15° anniversario del golpe di stato contro l’allora presidente Manuel Zelaya e del 15° anniversario dell’inizio della resistenza popolare honduregna.
Con la partecipazione di oltre 300 delegati internazionali, l’incontro ha messo al centro “i nostri processi storici di lotta ed emancipazione”.
Ha sottolineato la necessità di modellare un vero programma di socialismo democratico sulla riaffermazione della sovranità popolare dando alle persone il potere di decidere sul proprio destino. Ha aggiunto che i beni naturali non possono essere soggetti alla logica dei mercati e che la lotta culturale è fondamentale per la difesa delle persone. Ha alluso alla necessità di prendere una posizione attiva di fronte alle minacce della capa del Comando Sud degli Stati Uniti, Laura Richardson, che in diverse occasioni ha espresso desideri imperiali per i beni comuni ed i territori della regione.
“Decine di basi ed altre strutture statunitensi persistono ancora in molti dei nostri paesi, l’orizzonte comune deve essere la smilitarizzazione e la piena sovranità”, ha sottolineato la dichiarazione finale.
Secondo questa dichiarazione approvata al termine dell’evento, l’ingerenza violenta degli Stati Uniti nell’area continua dall’indipendenza formale ottenuta dai territori, formalizzata con la dottrina Monroe, politica attuale.
“In questi tempi di declino del potere imperialista, gli USA intensificano le loro forme di violenza di ogni tipo contro le organizzazioni popolari della regione, ma soprattutto concentrando i loro attacchi contro i governi popolari”, sottolinea la nota.
Secondo il testo, ciò si traduce nella demonizzazione dei leader per screditare questi processi, nella destabilizzazione e negli attacchi alle democrazie partecipative e guidatrici e nel tentativo permanente di generare scenari di guerre civili e mascherare golpe di stato.
Nell’ambito delle iniziative, i delegati del Forum Sociale della CELAC hanno chiesto il rafforzamento dei canali di comunicazione popolari nella regione ed hanno sostenuto una strategia globale per costruire le proprie agende di comunicazione.
Il secondo Forum Sociale della CELAC è stato anche una piattaforma per esigere la fine del bloqueo economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti contro Cuba da più di sessant’anni e per escludere la nazione caraibica dalla falsa lista dei paesi che presumibilmente sponsorizzano il terrorismo.
Le organizzazioni politiche di sinistra ed i movimenti sociali in America Latina e nei Caraibi hanno sottolineato l’esempio della resistenza honduregna 15 anni dopo il golpe di stato contro l’allora presidente Manuel Zelaya ed hanno ribadito il loro sostegno alla nazione centroamericana.
Durante l’evento, la presidentessa honduregna Xiomara Castro ha dichiarato ai delegati del Forum Sociale della CELAC che non si fermeranno finché non avranno sconfitto la dittatura della droga.
Dall’istituto centrale Vicente Cáceres, nella capitale dell’Honduras, la capa dello Stato ha aggiunto che al momento della sua elezione, dopo 12 anni e sette mesi di narco-dittatura, la storia è la testimonianza che un popolo organizzato in resistenza è invincibile.

Yosbel Bullaín, corrispondente di Prensa Latina in Nicaragua

 

 

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