Secondo il ministero, la chiusura prevede la sospensione delle preghiere e della chiamata alla preghiera nel luogo di culto, mentre le autorità israeliane preparano l’area per l’ingresso dei coloni durante le celebrazioni.
Il Ministero palestinese ha denunciato la misura come una violazione della libertà di culto e del diritto dei musulmani di praticare i propri riti religiosi, ribadendo che la Moschea di Ibrahimi costituisce un luogo di culto islamico.
Inoltre, l’istituzione ha messo in guardia sulle conseguenze delle misure volte a imporre una divisione temporanea e spaziale del sito, ed ha ritenuto le autorità israeliane responsabili delle ripercussioni di tali politiche.
L’istituzione ha invitato la comunità internazionale, le organizzazioni umanitarie e per i diritti umani e l’UNESCO ad intervenire per chiedere la fine delle restrizioni e la tutela della libertà religiosa nei luoghi sacri.
La Moschea di Ibrahimi si trova nella Città Vecchia di Hebron, un’area sotto controllo israeliano. Secondo fonti palestinesi, vi risiedono circa 400 coloni israeliani, protetti dalle forze militari.
Nel 1994, il sito fu diviso dopo che il colono israeliano Baruch Goldstein uccise 29 fedeli palestinesi durante una preghiera.
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