Secondo il Ministero degli Affari Religiosi palestinese, il provvedimento è stato adottato in seguito ad un attacco armato all’ingresso nord di Hebron, che ha causato la morte di due palestinesi ed il ferimento di cinque coloni.
A seguito dell’incidente, il Capo di Stato Maggiore israeliano, Eyal Zamir, ha autorizzato l’istituzione di un cordone di sicurezza intorno ad Hebron ed a diversi villaggi vicini, secondo quanto riportato dall’emittente pubblica israeliana.
In una dichiarazione, il Ministero degli Affari Religiosi palestinese ha condannato la chiusura e l’espulsione del personale, definendole una violazione della sacralità dei luoghi islamici e della libertà di culto, tutelate dalle convenzioni e dal diritto internazionale.
Il Ministero ha ribadito che tali azioni rientrano in una politica volta a rafforzare il controllo israeliano sulla moschea attraverso la sua divisione temporale e spaziale, nonché a privarla della sua legittima amministrazione islamica. Il Ministero ha inoltre affermato che il sito, compresi i portici ed i cortili, costituisce patrimonio islamico e che le misure adottate non ne altereranno l’identità storica e religiosa.
Il ministero ha messo in guardia sulle conseguenze delle ripetute restrizioni imposte ai luoghi sacri ed al personale religioso ed ha esortato la comunità internazionale, le organizzazioni umanitarie e per i diritti umani, e in particolare l’UNESCO, a intervenire per chiedere la fine di tali misure.
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