Nonostante le campagne di pressione del segretario di stato, Marco Rubio, e del rappresentante permanente degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite, Mike Waltz, 130 paesi hanno sostenuto la risoluzione a favore di Cuba, 17 hanno votato contro e 25 si sono astenuti.
Prima del voto, il ministro delle Relazioni Internazionali cubano, Bruno Rodríguez Parrilla ha avvertito che il governo degli Stati Uniti aveva scatenato “un’ondata di pressioni, intimidazioni e ricatti contro molti stati membri, con la richiesta coercitiva, illegale, immorale ed ingiustificata di cambiare la loro posizione tradizionale e adottare un atteggiamento contrario a quello che hanno costantemente e giustificatamente mantenuto per decenni, come atto sovrano di stato”.
Ha sostenuto che “nessun popolo merita le sofferenze e gli abusi che ci vengono inflitti oggi” ed ha sottolineato che l’aggressione contro il suo paese include “un blocco dei carburanti, equivalente ad un blocco navale, un atto di guerra, una punizione collettiva ed un genocidio, proibiti dal diritto internazionale”.
Le sue conseguenze devastanti ricadono sui singoli individui, limitano i loro diritti umani fondamentali, colpiscono paesi terzi e trasformano i bisogni essenziali della popolazione in strumenti di coercizione politica, ha aggiunto.
I suoi effetti, ha sottolineato, finiscono sulle tavole delle famiglie cubane, nel letto di un malato, durante un parto od in una sala operatoria, nel cibo e nelle aule scolastiche dei bambini, nella mancanza di elettricità, acqua potabile e medicinali, e nei prezzi dei beni essenziali per la vita.
“L’Assemblea Generale si occupa di questo problema dal 1992, ma oggi lo fa in un contesto nuovo e straordinario”, ha affermato.
Ciò che Cuba chiede è di essere lasciata in pace, di permettere al popolo cubano di vivere in pace, di risolvere pacificamente i propri problemi e di trovare soluzioni alle grandi difficoltà del mondo odierno, liberi da aggressioni politiche, militari, intellettuali od economiche, ha sottolineato.
“Cuba non è una minaccia! Il bloqueo sì!” ha concluso il capo della delegazione cubana a questa revisione annuale, che si è svolta il 27 ed il 28 ottobre.
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