giovedì 12 Marzo 2026
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Le comunità colpite ritengono ingiusto il risarcimento dell’Ecuador alla Chevron

Le organizzazioni amazzoniche ritengono ingiusta la sentenza con cui Ecuador deve pagare 220 milioni di dollari di risarcimento alla compagnia petrolifera Chevron, accusata di aver causato uno dei peggiori disastri ambientali della regione.

L’Unione delle Vittime delle Operazioni Petrolifere della Texaco (Udapt) ha tenuto una conferenza stampa mercoledì scorso ed ha annunciato di aver richiesto il sequestro della cifra che il governo intende stanziare per ottemperare alla sentenza arbitrale.
Il gruppo ha affermato che, dopo decenni di contenzioso, questa decisione “ri-vittimizza” le popolazioni indigene e contadine che continuano a convivere con l’inquinamento da petrolio nell’Amazzonia ecuadoriana.
Il conflitto risale alle operazioni condotte dalla Texaco, successivamente acquisita dalla Chevron, tra il 1964 ed il 1992 nelle province amazzoniche di Sucumbíos e Orellana.
Secondo i dati presentati dalle vittime, l’azienda ha scaricato miliardi di galloni di rifiuti tossici nei fiumi e nel terreno ed ha lasciato centinaia di pozzi petroliferi non bonificati, con conseguenze negative sulla salute e sull’economia di migliaia di residenti.
Nel 2011, un tribunale di Lago Agrio ha ordinato alla Chevron di pagare 9,5 miliardi di dollari per la bonifica ambientale.
La multinazionale ha respinto la decisione, ha denunciato frode nel procedimento ed ha presentato ricorso all’arbitrato internazionale.
Nel 2018, un tribunale de L’Aia si è pronunciato a favore della compagnia petrolifera ed ha ritenuto lo stato ecuadoriano responsabile di “negazione di giustizia”, ordinandogli di annullare la sentenza nazionale e di pagare un risarcimento.
La Procura Generale dell’Ecuador ha riferito che il recente accordo di 220 milioni di dollari rappresenta una riduzione del 93,4% rispetto ai 3,35 miliardi di dollari richiesti da Chevron e che il processo è ora alla sua quarta fase per determinare i costi dell’arbitrato.
La parlamentare Verónica Iñiguez-Gallardo, del movimento Rivoluzione Cittadina, ha accusato il governo di aver permesso agli arbitri internazionali di “prevalere sulla giustizia ecuadoriana” ed ha descritto il sistema come “saccheggio legalizzato” che favorisce le multinazionali a scapito della sovranità del paese.
Secondo la deputata, Ecuador ha versato centinaia di milioni di dollari alle multinazionali (Oxy, Perenco, RSEA, ecc.), risorse che dovrebbero essere destinate all’istruzione ed alla sanità.

Adriana Robreño, corrispondente di Prensa Latina in Ecuador

 

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