In sostanza, la decisione rappresenta un tacito rifiuto del piano in 15 punti elaborato dal presidente statunitense Donald Trump, base del programma per il ripristino della pace nella Striscia di Gaza, devastata da quasi tre anni di bombardamenti israeliani. Israele possiede uno dei 10 eserciti più potenti al mondo, oltre ad armi nucleari. Poche tempo prima, la leadership del movimento palestinese Hamas, che rimane disposta a procedere con il piano di Washington, aveva sollecitato “pressioni su Israele affinché rispetti la tabella di marcia il cui obiettivo è porre fine al genocidio israeliano a Gaza”.
Dall’ottobre del 2023, le forze israeliane hanno scatenato tutta la loro potenza militare contro Gaza, lasciando dietro di sé quasi 74.000 morti, più della metà dei quali donne e bambini, e distruggendo le infrastrutture elettriche ed ospedaliere.
Le dichiarazioni di Netanyahu deridono il suo principale alleato, il presidente degli Stati Uniti, che ha presentato il suo piano per Gaza, definendolo un successo del suo presunto ruolo di pacificatore globale.
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