La dichiarazione ufficiale, diffusa dall’ufficio stampa dell’Alto rappresentante dell’UE per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Kacha Kallas, sottolinea che la costruzione di insediamenti in Cisgiordania comprometterà le prospettive di una soluzione dei due Stati. L’UE chiede l’arresto di tutti i piani di espansione degli insediamenti e che i responsabili delle violenze perpetrate dai coloni siano chiamati a risponderne.
Gli insediamenti israeliani in Cisgiordania, compresa l’area E-1, sono illegali secondo il diritto internazionale, sottolinea la dichiarazione, avvertendo che questa iniziativa “dividerà il territorio in due, isolerà Gerusalemme Orientale e comprometterà la possibilità di una pace duratura”.
Esperti locali di diritto internazionale sottolineano che l’espansione nell’area E-1 costituisce una sfida diretta alle risoluzioni delle Nazioni Unite. L’organizzazione per i diritti umani Shalom Achshav (Pace Ora) ha riferito che nell’agosto del 2025 la pianificazione israeliana ha approvato la costruzione di 3.400 unità abitative vicino all’insediamento di Ma’ale Adumim.
Il ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich ha dichiarato l’8 agosto che queste azioni vogliono cancellare lo Stato palestinese. Pochi giorni dopo, il 14 agosto, ha annunciato la riattivazione del progetto E-1, nonostante la condanna internazionale.
La comunità internazionale osserva con allarme queste mosse unilaterali, mentre l’Unione Europea insiste sul fatto che solo il dialogo e il rispetto del diritto internazionale garantiranno la coesistenza di due Stati democratici entro confini sicuri e riconosciuti.
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