Approvata il 24 settembre 1992 e promulgata dall’allora presidente George Bush (padre) il 23 ottobre dello stesso anno, la legge, dal nome fuorviante di Cuban Democracy Act, fu concepita per esacerbare la vulnerabilità economica dell’isola in seguito al crollo dell’Unione Sovietica e allo scioglimento del blocco socialista europeo.
Il disegno di legge, presentato al 102° Congresso dal deputato Robert Torricelli, voleva isolare completamente Cuba dalla comunità internazionale ed a provocare il collasso della sua economia. Con una retorica che invocava concetti come democrazia e diritti umani, la legge alludeva persino alla possibilità di un intervento militare.
Questo spirito di minaccia e strangolamento si riflette nella posizione del presidente Donald Trump, il quale, ieri, durante la sessione di alto livello dell’81° sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, aveva ignorato i danni che il bloqueo infliggeva al popolo cubano e aveva pronunciato dichiarazioni calunniose che avevano portato al ritiro della delegazione cubana.
In numerose occasioni, Trump ha minacciato l’uso della forza militare contro l’isola, arrivando a dichiarare: “Non credo si possa esercitare molta più pressione, a meno di intervenire e distruggere tutto”.
La legge Torricelli assume una nuova dimensione con il decreto presidenziale firmato il 29 gennaio 2026, che impedisce l’arrivo di carburante attraverso sanzioni, intimidazioni e vessazioni nei confronti di paesi terzi e compagnie petrolifere. A ciò si aggiunge la persecuzione delle compagnie di navigazione che trasportano rifornimenti essenziali.
Dopo oltre sei decenni di bloqueo e la complessa rete di leggi che lo sostengono, il suo scopo rimane lo stesso: distruggere la Rivoluzione. Ciononostante, Cuba ribadisce il suo impegno a difendere il proprio progetto sociale ed a promuovere la costruzione del socialismo.
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