La manifestazione è iniziata presso la stazione della metropolitana Baquedano ed ha percorso circa cinque isolati lungo Avenida Alameda prima di essere intercettata dalle forze di sicurezza.
Mario Aguilar, presidente del Sindacato degli Insegnanti, ha definito la repressione brutale.
“Stavamo marciando pacificamente con i leader della Confech (Confederazione degli Studenti Cileni) e della CUT (Sindacato Centrale dei Lavoratori), ed i carabinieri hanno scatenato una repressione brutale, selvaggia ed insensata”, ha denunciato Aguilar.
Questa è una delle più grandi manifestazioni da quando è al potere l’attuale governo, guidato da José Antonio Kast.
“Da nord a sud, da est a ovest, combatteremo a qualunque costo”, “L’istruzione cilena non è in vendita, va difesa”, sono stati alcuni degli slogan scanditi dai manifestanti, che sono riusciti ad aggirare la collina di Santa Lucía ed a tornare a La Alameda per continuare la marcia, nonostante l’assedio della polizia.
Laura Mlynarz, presidentessa della Federazione degli Studenti dell’Università del Cile e portavoce della Confech, ha denunciato che la precarietà dell’istruzione pubblica continua ad aumentare e che il Ministero dell’Istruzione si rifiuta di dialogare con il movimento studentesco.
Ha affermato che il disegno di legge di bilancio per il 2027, che sarà discusso in Congresso, è insufficiente a garantire ai cittadini l’accesso ad un’istruzione ed a un’assistenza sanitaria di qualità, nonché a fornire alle famiglie posti di lavoro dignitosi in un momento in cui la disoccupazione ha raggiunto livelli storici.
Mlynarz ha inoltre respinto la criminalizzazione del movimento studentesco.
Le manifestazioni si sono diffuse in almeno 15 città del sud, del centro e del nord del paese.
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