Diversi media hanno riportato oggi che questi sono stati gli unici tre paesi a votare contro la Dichiarazione dell’Assemblea Generale, approvata da 153 nazioni con due astensioni.
L’iniziativa, che non è vincolante, propone di rafforzare la cooperazione internazionale attraverso politiche sanitarie basate su evidenze scientifiche, equità e rispetto dei diritti umani.
Nuova Zelanda e Paraguay si sono astenuti, mentre la posizione del governo argentino ha rispecchiato ancora una volta il suo allineamento con Washington e Tel Aviv nel forum internazionale.
Il documento propone di rafforzare i sistemi di sorveglianza epidemiologica e di ampliare la capacità del sistema sanitario.
La dichiarazione si propone di promuovere a livello nazionale la ricerca, lo sviluppo e la produzione di forniture mediche a livello locale e regionale. Sottolinea inoltre la necessità di garantire finanziamenti sostenibili ed una maggiore partecipazione della comunità.
Tra i suoi obiettivi principali vi è quello di garantire un accesso equo ai benefici derivanti dallo scambio di agenti patogeni, in particolare nello sviluppo di vaccini, trattamenti e test diagnostici.
La dichiarazione ritiene che la preparazione per future emergenze sanitarie richieda risposte coordinate tra diversi paesi e settori.
Gli Stati Uniti hanno contestato i riferimenti nel documento a equità, solidarietà e accesso universale ai servizi di salute sessuale e riproduttiva, definendoli divisivi e privi di una definizione condivisa.
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