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Avvocati brasiliani raccomandano rinuncia dell’ex giudice Moro

Brasilia, 10 giu (Prensa Latina) L'Ordine degli Avvocati del Brasile (OAB) ha raccomandato oggi che l'ex giudice Sergio Moro rinunci al suo incarico pubblico, mentre si investigano azioni illegali che ha adottato per incriminare l'ex presidente Luiz Inacio Lula da Silva. 

 
Inoltre, l'OAB suggerisce tale misura per il procuratore Deltan Dallagnol, direttore dell'operazione anti-corruzione Lava Jato. 
 
L'ordine fa riferimento al sito web “The Intercept” che domenica ha reso pubbliche inedite ed inappropriate conversazioni, che confermano una svergognata manipolazione, tra i procuratori della Lava Jato, per arrestare Lula. 
 
Afferma che è “perplesso e preoccupato” con i fatti pubblicati e la partecipazione dei procuratori della Repubblica e di Moro. 
 
“Siamo preoccupati sia per il fatto che probabilmente le autorità pubbliche sono state intervenute, con grave rischio per la sicurezza istituzionale, sia per il contenuto delle conversazioni trasmesse che minacciano le fondamenta dello Stato Democratico di Diritto”, indica l'OAB. 
 
Per l'ordine, massima rappresentazione degli avvocati brasiliani, non può passare inosservata la gravità dei fatti, situazione che richiede un'investigazione completa ed imparziale. 
 
Insiste che in questo scenario “bisogna obbligare i protagonisti ad allontanarsi dagli incarichi pubblici che occupano, specialmente affinché le investigazioni si svolgano senza nessun sospetto”. 
 
Le rivelazioni del gruppo di giornalisti, diretto da Gleen Greenwald, responsabile anche dei documenti pubblicati nel 2013 di Edward Snowden, ex agente dell'Agenzia di Sicurezza Nazionale (NSA) degli Stati Uniti, dimostrano come la Lava Jato non risulta un'azione giuridica, bensì un'operazione politica totalmente illegale. 
 
Le conversazioni sono state ottenute alcuni settimane fa dal sito web attraverso una fonte anonima. 
 
Dal 7 aprile 2018, Lula rimane incarcerato a Curitiba, capitale del stato meridionale di Paranà, per compiere una pena di 12 anni ed un mese imposta dal Tribunale Regionale Federale della quarta regione per presunti fatti di corruzione. Questa sanzione è stata ridotta in seguito ad otto anni e 10 mesi. 
 
L'ex presidente è stato oggetto di una seconda condanna in febbraio, questa volta a 12 anni e 11 mesi. 
 
Ig/ocs