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Rafael Correa: c'è un assalto del passato neoliberale in America Latina

L'ex presidente dell'Ecuador, Rafael Correa ha sottolineato che l'America Latina vive oggi un assalto del passato neoliberale, valutando l'attuale scenario nella regione. 

 
“È un neoconservatorismo terribile, che non rispetta assolutamente niente, né la democrazia né i diritti umani né l’ordine costituzionale”, ha indicato Correa. 
 
Purtroppo è “un doppio standard impressionante a livello interamericano ed a livello mondiale”, ha sottolineato l'ex mandatario in un dialogo con i giornalisti a Caracas. 
 
Per esempio -ha commentato - in Brasile è successo il golpe di Stato (parlamentare-giudiziale, mascherato con la legalità) ed America Latina ha girato la testa dall’altra parte; in Argentina abbiamo perso sembrerebbe in forma democratica; in Ecuador abbiamo vinto ma c’è stato un tradimento terribile”. 
 
“Nessuno dice niente. Credo che se i governi di sinistra avessero fatto qualcosa di simile come minimo già ci avrebbero invaso”, ha affermato Correa, che ha reiterato la sua denuncia contro l'incarceramento dell'ex mandatario brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva e l'ex vicepresidente del suo paese, Jorge Glas. 
 
“Lula prigioniero politico senza nessuna prova. Glas incarcerato. Sono incarcerati politici”, ha affermato l'ex governante insistendo che se quello che è accaduto col fondatore del Partito dei Lavoratori del Brasile “l'avessero fatto ad un oppositore venezuelano avremmo visto uno scandalo mondiale”. 
 
Allora, “c'è una doppia morale”, ha sentenziato l'ex mandatario, un uomo che grazie al suo carisma ed alle sue doti di comunicatore è arrivato più facilmente al Palazzo di Carondelet nei dieci anni 2007-2017. 
 
Quello che io ho chiamato alcuni anni fa una restaurazione conservatrice -ha aggiunto -, ora è “indubbiamente un nuovo Plan Condor, dove non ci sono, certamente, le migliaia di morti, non ci sono le vecchie tragedie umane”. 
 
Oggi, “si rovina la reputazione della gente, si arrestano gli innocenti e si vuole annientare quella sinistra che ha vinto tutto dal principio del secolo nelle urne”, ha allertato, dopo insistere che “pretendono distruggere i suoi leader, le sue opere, la sua organizzazione, perfino le sue idee”. 
 
Correa è arrivato a Caracas perché “mi hanno invitato ad accompagnare queste elezioni presidenziali, appena svolte. E voglio sottolineare ‘accompagnare’, perché i popoli sovrani non hanno bisogno di osservatori, gli osservatori sono i loro stessi popoli”. 
 
In seguito ha precisato: “qui in Venezuela dicono che c'è una dittatura, ed è la prima volta che vedo tante elezioni in una dittatura!”.
 
Ad una domanda sull'Organizzazione degli Stati Americani (OSA), l'ex governante ha detto che “non serve a nulla” ed ha ricordato che il leader della Rivoluzione cubana, Fidel Castro, l’ha chiamata “il ministero delle colonie”. 
 
L'OSA è solo “una scatola di risonanza di quello che dicono i gringos”, ha osservato Correa, nato nella città portuale di Guayaquil, il 6 aprile 1963. 
 
Sulla sua situazione attuale “ho sempre detto che mi ritiravo dalla politica e che andavo a vivere in Belgio, da dove è oriunda mia moglie, è dove stanno studiando le mie figlie, però non mi ero immaginato questo tradimento che abbiamo ricevuto. In Ecuador hanno seppellito il programma conquistatore nelle urne, la Rivoluzione Cittadina”. 
 
In questo senso espresse che il suo paese “è nell'asse della destra, della destra più estrema”. 
 
A volte trascorrono momenti duri, “ma abbiamo l'esempio di Fidel, del Che, di Raul, dei grandi eroi della Rivoluzione cubana. Bisogna continuare a lottare. È obbligatorio vincere!”, ha concluso. 
 
 
Deisy Francis Mexidor, giornalista di Prensa Latina