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Cile, incubi per colpa dell’impunità

Il prossimo 11 settembre si compieranno 45 anni dal sanguinante golpe di stato in Cile di Augusto Pinochet, che ha defenestrato il presidente costituzionale Salvador Allende ed ha lasciato sequele di crimini, sparizioni e torture. 

 
Benché possa sembrare strano, un personaggio così torbido che supporrebbe una condanna unanime della società non l’ha mai avuta completamente. Apertamente, politici e parlamentari della conservatrice Unione Democratica Indipendente (UDI) continuano a lodare le opere di Pinochet. 
 
Forze ancora più a destra sono orgogliose di avere contato con una giunta militare che in 17 anni nel potere (1973-1990), ha lasciato un saldo di circa 3200 assassinati, 1300 sparizioni e 33000 persone torturate. 
 
Il panico seminato fornisce ancora i suoi effetti. Ogni 11 settembre in Cile si aggrava la polarizzazione della società rispetto al tema e perfino alcuni cittadini che hanno sofferto torture crudeli preferiscono schivare il tema ed davanti alle pressioni, accettare perdono ed amnesia. 
 
Solo così è possibile spiegare la sentenza controversa della Corte Suprema che ha concesso la libertà condizionale a sette criminali di lesa umanità, scovata nei cavilli giuridici che infrangono il diritto internazionale. 
 
L'onda di proteste ed in questione lo sguardo inquisitore dall’estero, hanno obbligato a certe figure del centro-destra a criticare il giudizio del massimo tribunale, mentre la sinistra decide di portare il caso a tutte le istanze possibili. 
 
PANORAMA ATTUALE 
 
Vittime della dittatura di Pinochet (1973-1990) in Cile, hanno chiesto in una lettera la nullità della decisione della Corte Suprema. 
 
“Il Gruppo dei Familiari dei Giustiziati Politici (AFEP) sente il dovere morale e storico di esprimere la sua indignazione e ripudio a questa nuova espressione di impunità”, ha dichiarato l'istituzione nel suo comunicato. 
 
Ha aggiunto che ratifica la sua volontà di partecipare in tutte le cause possibili per evitare la protezione e la difesa degli imputati di Punta Peuco (carcere con privilegi speciali), “loro che sono omicidi e torturatori, che non hanno mai manifestato nessun rimorso”. 
 
Negli ultimi giorni, la Corte Suprema si è vista obbligata a revocare una delle sue decisioni rispetto ai sette condannati per crimini di lesa umanità, dopo essersi aggiornata su altre accuse per trasgredire i diritti umani. 
 
Si tratta del dossier di Emilio De la Mahotiere Gonzalez, che è accusato di essere complice nel lancio di persone al mare o di legarle con fili di ferro alle rotaie del treno durante la dittatura. 
 
L'AFEP ha sottolineato che non rimarrà come semplice spettatrice davanti “all’inaccettabile pretesa degli assassini dei nostri familiari”, di godere dell'impunità “che è cominciata col rifiuto di giustizia durante la dittatura e che si è mantenuta buona parte della transizione”. 
 
REALTÀ E CONTESTO 
 
Alicia Lira, presidente dell'AFED, ha sottolineato che non esiste nessun spirito di vendetta né accanimento contro gli ex militari di Pinochet che hanno provocato tanto danno al popolo cileno. 
 
“Semplicemente ci spinge un sentimento di giustizia, vogliamo conoscere la verità sul finale di molti dei nostri cari. Un'informazione che non hanno voluto dare i loro esecutori che non hanno mai dimostrano nessun rimorso”, ha dichiarato. 
 
Il senatore socialista Juan Pablo Letelier, figlio dell'ex cancelliere Orlando Letelier, assassinato a Washington insieme alla sua segretaria in un attentato con esplosivo nel settembre del 1976, ha deplorato questo successo. 
 
Inoltre, i Partiti Comunista, Socialista, Per la Democrazia e Rivoluzione Democratica hanno spinto iniziative per esporre il tema davanti alla Corte Interamericana dei diritti umani (CIDH) ed impugnare costituzionalmente il giudizio. 
 
Il presidente del Senato del Cile, Carlos Montes, ha considerato “un fatto orribile” la liberazione degli ex militari che compivano sentenze per crimini di lesa umanità. 
 
In dichiarazioni a Prensa Latina, il senatore ha considerato che si tratta di un fatto inaccettabile che ripudia assolutamente, “ma purtroppo è parte della nostra istituzionalità”. 
 
Lorena Pizarro, presidentessa dell'Associazione dei Familiari dei Detenuti Scomparsi (AFDD), ha sentenziato che la decisione della Corte Suprema è vergognosa ed indignante. 
 
“Questo avvenimento è la dimostrazione di un potere dello stato che non rispetta il diritto internazionale umanitario e che non ha nessun pudore nel compiacere un governo che cerca di liberare i trasgressori dei diritti umani”, ha concluso. 
 
 
Fausto Triana corrispondente di Prensa Latina in Cile