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Ritorna a riattivarsi la polemica relativa all'aborto in Guatemala

La polemica relativa al diritto delle donne all'aborto ritorna a riattivarsi oggi in Guatemala dopo la presentazione di un'iniziativa di legge orientata ad aumentare le condanne contro quelli che ricorrano a questa pratica. 

 
Mentre i deputati cercano di fare progredire la proposta che contempla anche la proibizione del matrimonio omosessuale, le autorità del Governo hanno una totale disparità di opinioni al riguardo. 
 
Dalle interviste previe alla sua elezione come presidente del Guatemala, Jimmy Morales, lasciò molto chiaro il suo rifiuto all'aborto, al matrimonio omosessuale ed alla legalizzazione della coltivazione della marijuana. 
 
“Non accetto nessuna delle tre. Nel caso del matrimonio di persone dello stesso sesso, lo respingo perché non credo in tutto ciò, perché in Guatemala il 97% della popolazione ha un pensiero etico cristiano. Approvare una legge così genererebbe disordine sociale”, dichiarò al quotidiano El Pais, in ottobre del 2015. 
 
Quasi un anno dopo, inaugurando il VII Congresso Internazionale Generazione e Vita (novembre del 2016), il mandatario reiterò “non sono a favore dell'aborto, sarò sempre a favore della vita, della famiglia e del matrimonio eterosessuale”. 
 
Tuttavia, per il suo vicepresidente, Jafeth Cabrera, in casi specifici sarebbe fattibile rendere legale l’aborto e che non esista solo in forma clandestina, come normalmente succede nel paese. 
 
Dati raccolti dal Guttmacher Institute (2006) indicano che ogni anno si registrano circa 65 mila interruzioni di gravidanze nell'illegalità, in generale in condizioni precarie dovuto alla penalità che incombe su quelli che li realizzano o lo necessitano. 
 
Queste cifre sono ripetute da quelli che abbordano la tematica, davanti alla mancanza di altre relazioni più serie o ricerche orientate a rischiarare la situazione attorno a ciò. 
 
Il problema è serio da molti anni nella società guatemalteca, riconobbe Cabrera, e rimarcò che dal punto di vista medico, ci sono casi che compromettono la vita della madre e dal bambino, per questo che devono valutarsi attentamente. 
 
Con relazione alle unioni tra persone dello stesso sesso, ammise il diritto degli esseri umani a contare sulla libertà di scegliere il proprio compagno o compagna senza approvare un matrimonio. 
 
“La decisione dell'individuo già esiste ...Il fatto non merita perdere tempo a pensare a matrimoni di questa natura perché nell’ambito personale credo che questa situazione non vale la pena”, espresse. 
 
Mentre, varie frazioni legislative e perfino la filo-governativa Fronte di Convergenza Nazionale (FCN-nazione), incoraggiano l'approvazione nel Congresso della Legge di Prevenzione alla vita ed  alla famiglia con l’appoggio dell'Alleanza Evangelica e 30 mila firme. 
 
Il testo, presentato questo giovedì nel Congresso, fissa condanne di prigione da cinque a 10 anni per la donna che causi o consenta l'aborto e da sei a 12 anni di carcere per chi lo pratica, con il consenso della donna. 
 
Allo stesso tempo, i medici o professionisti sanitari che realizzano aborti o che cooperino nella loro realizzazione dovranno pagare una multa da 50.000 a 200.000 quetzales, cioè, da 6600 a 26.600 dollari. 
 
Parallelo a questo, i professionisti della salute implicati nel presunto delitto saranno inabilitati senza possibilità di esercitare da 10 a 20 anni, fatto che si conosce in diritto come una pena speciale per quanto si stabilisce in virtù dell’incarico occupato dalla persona autrice del delitto. 
 
A dispetto di queste restrizioni, il progetto giuridico tipifica l'aborto terapeutico a patto che lo raccomandino almeno due medici ginecologi, stabilendosi come requisito per la sua applicazione, che esiste un rischio imminente e non evitabile da un altra cura medica per la progenitrice. 
 
D'altra parte, cerca di riformare l'articolo 141 del Codice Penale ed includere pene da sei a 10 anni di prigione e multe contro quelli che promuovano l'aborto in forma pubblica o privata, direttamente o indirettamente. 
 
Questa sanzione può aumentare una terza parte se si tratta di funzionari pubblici o professionisti della medicina, aggrega il documento, tra altri aspetti. 
 
Isabel Soto Mayedo, corrispondente di Prensa Latina